Un Solo Sogno, Un Solo Destino

“Mamma, io da grande sarò un pirata” era una frase insolita per una bambina di 8 anni, eppure io Angel Tilmit avevo già scritto il mio futuro, ricordo ancora quel giorno, quel 18 agosto di due anni dopo, quando la mia semplice vita cominciò ad intrecciarsi con il mio sogno…

“Angel, ti vuoi muovere? Mi serve una mano qui al bar!” urlò una donna sui 28 anni, mia madre, aveva gli occhi verdi e dei lunghi neri si chiamava Christine e dirigeva un piccolo bar in centro.

“Ma mamma perché? Destiny Island e talmente piccola…non ci sono più di 3000 persone totali…e…poi da noi vengono solo dei vecchi bacucchi e…”

“Angel niente storie scendi perché che tu ci creda o meno qui ci saranno almeno 50 persone!” quando lo diceva con il tono da “o arrivi subito o vengo io e ti porto giù con le orecchie” era meglio ascoltarla, così smisi di leggere un libro che parlava del Grande blu per andare di sotto.

Scesi le scale e con mio enorme stupore vidi il bar strapieno. Cominciai a girare per i tavoli per prendere le ordinazioni fino a che vidi nell’angolo una persona… avevo visto centinai di manifesti che lo raffiguravano 90.000.000 berry, una bella taglia, e ora lui era li Shank il Rosso in persona… ero incantata nel guardarlo aveva la camicia aperta per metà e la luce fioca che entrata dalla finestra ne sottolineava i lineamenti, era bellissimo e mia madre lo notò.

Lei si muoveva tra i tavoli e ogni volta che i loro sguardi s’incontravano arrossiva visibilmente e lui le rivolgeva un sorriso dolcissimo…

“Ciao, piccola come ti chiami?” chiese rivolgendosi a me.

Io odiavo le persone che mi chiamavano piccola così caricai un destro e cominciai a correre nella sua direzione, gli saltai sulle ginocchia e allungai il braccio fino ad un centimetro dal suo naso:

“Angel” gli dissi ridendo.

“Ma che bel nome, io sono…”

“Shank il rosso” lo interruppi, sapevo tutto sui pirati più temuti dei sette mari.

“Ma che brava portami una birra” mi disse facendomi una carezza in viso, scesi dalle sue ginocchia e mi avviai verso il bancone, presi la birra e poi ebbi un’idea abbastanza perfida (dovevo vendicarmi perché mi aveva chiamato piccola per ben 2 volte!). Tornai al suo tavolo e chissà perché davanti a lui, inciampai rovesciandogli la birra sui pantaloni. Lui mi guardò sconvolto poi rise, si alzò e andò verso mia madre e disse:

“Scusi mi potrebbe indicare un posto dove…ehm…dove potrei cambiarmi i pantaloni?” dicendolo era lievemente arrossito notando che Christine aveva visto la macchia lasciatagli dalla bevanda, gli indicò il bagno dove Shank rimase per una buona mezz’ora.

Intanto io ero con i suoi uomini che ridevano ancora per il piccolo scherzo fatto al loro capitano, fino a che uno mi disse:

“Cosa vorresti fare da grande, picc…Angel?”

“Il pirata” risposi, loro mi guardavano allibiti e un ciccione cominciò a parlarmi:

“Senti bambina è rischioso fare il pirata e poi tu sei ancora piccola per decidere, ripensaci, ok?”

Lo guardai con occhi truci “NO!” dissi freddamente “So cavarmela e ho studiato i metodi di navigazione, non ho paura, IO SARò UN PIRATA!” dicendolo i miei occhi azzurri si riempirono di lacrime, mi girai per scappare, ma avevo promesso a John, mio padre, che non avrei pianto più, mai più, ma mentre stavo per cominciare a correre sentii qualcuno prendermi in braccio e stringermi “mamma” pensai, ma poi mi accorsi che in realtà non era lei ma Shank, non riuscendo più a trattenere le lacrime cominciai a piangere silenziosamente con la testa appoggiata al suo petto, lui respirava piano quasi per tranquillizzarmi, poi mi sussurrò nell’orecchio:

“Angel spiegami perché vuoi essere un pirata…” io allora cominciai a spiegarne il motivo:

“5 anni fa qui sull’isola sbarcarono dei marine, ricordo che li comandava FullBody…vennero subito qui al bar dove il mio papà mi stava allenando, lui era un bravo spadaccino e io volevo imparare a combattere, quando il capitano entrò ruppe la porta e si sedette ad un tavolo e chiamò mia madre “Donna portami del vino, il migliore che hai!” era già sbronzo e John se ne accorse, io avevo paura, quando mia madre si chinò sul tavolo per appoggiare la bottiglia ed un bicchiere il marine le infilò una mano sotto la gonna, mio padre si arrabbio e caricò un destro piazzandolo proprio in mezzo agli occhi del marine. Quest’ultimo allora prese John per il collo e lo portò in piazza.

Mia madre piangeva, io corsi fuori e vidi il mio povero papà in ginocchio

“Ultimo desiderio?”chiese FullBody, mi sentii chiamare e corsi ad abbracciare John, lui mi disse: “Angel, il mio sogno da bambino era diventare un pirata, tu hai negli occhi la mia stessa luce, ti prego piccola apri le tue ali e vola via qui, prendi il mare e se puoi ma se lo vuoi diventa un pirata! Mi raccomando dì a tua madre che l’amerò sempre…” poi un marinaio mi prese in braccio e mi sussurrò:

“Perdonaci…”

“Fuoco!!” urlò Fullbody e mio padre cadde a terra privo di vita. Ma la cattiveria del marine non aveva fine così buttò il corpo di John agli squali, non potemmo neppure seppellirlo…”quando finii di raccontare il bar era in silenzio e Shank mi abbracciò più forte…

Quando mi svegliai la mattina seguente ero sul mio letto, scesi di sotto per prepararmi un cappuccino come al solito, tutta la ciurma del Rosso dormiva, ma lui non c’era.

Non me ne preoccupai e mentre tornavo in camera per cambiarmi mia madre mi fermò:

“Hai sbagliato strada signorina!”

“Ma mamma che cavolo dici?!”risposi stupita e lei:

“Oggi parti, Shank mi ha convinto…vai realizza il tuo sogno, qui non hai futuro…la valigia è già pronta…addio…”

Cominciò a piangere e vidi Shank scendere le scale e l’abbracciò, poi rivolgendosi a me disse: “Muoviti dobbiamo salpare e oggi pomeriggio cominciamo il tuo addestramento saluta tutti e…ti voglio al porto fra 10 minuti!” baciò mia madre e uscì dal bar ridendo.

Io corsi a vestirmi, legai i miei lunghi capelli neri a mò di coda di cavallo, presi la valigia, abbracciai mia madre e senza piangere corsi al porto dove c’erano tutti i vecchi bacucchi che erano venuti a salutarmi, salii sulla nave e salpammo, in quel momento pensai:

“Hai visto papà, stò volando…”.

Passai i sei anni successivi sulla nave di Shank ad allenarmi con la spada e con le arti marziali, il Rosso era diventato come un padre per me (a lui era anche permesso chiamarmi piccola!).

Una mattina d’estate approdammo a Seablue Island e lì io rimasi. Prima di lasciarmi Shank mi disse:

“Io ti ho insegnato a combattere come voleva Christine ore tu devi crearti un futuro quindi rimarrai qui, aggregati ad una ciurma di pirati in gamba e buona fortuna! Ti voglio bene piccola…” mi diede un bacio sulla guancia e se ne andò.

Ero al punto di partenza: sola, senza un lavoro e per di più in una città che non avevo mai sentito nominare!

“OTTIMO” pensai.

Girovagai per un po’, poi trovai un piccolo bar-taverna in centro dove cercavano una cameriera, sorridendo vi entrai, mi diressi al bancone e mi rivolsi a quello che doveva essere il proprietario: “Sono qui per il lavoro…”

M’interruppe:

“Nome e cognome?”

“Angel Tilmit”

“Età?”

“16 anni, quasi 17” mi guardò attentamente:

“Si sei abbastanza carina! Solo cameriere belle qui…ok il lavoro è tuo. Olivia, dai una camera e una divisa al nuovo acquisto e poi al lavoro se volete la cena!” ci disse urlando.

Seguii Olivia e davanti alla porta di quella che doveva essere la mia stanza mi disse:

“Ecco le chiavi della camera dentro troverai una divisa, muoviti qui si lavora!”mi disse prezzante. Entrai. Più che una stanza era uno sgabuzzino sulla brandina c’erano una camicetta e una minigonna “Oddio non ho mai indossato una gonna in vita mia e mi tocca farlo adesso!cavolo se potessi strozzerei quella tipa e quel cavolo di proprietario schizzofrenico!” pensai, indossai la divisa molto riluttante e mi diressi dai clienti. Erano tutti pirati, puzzavano di alcol e continuavano ad ordinare sakè e birra; “Disgustoso” pensai.

Dopo un breve periodo vidi là, nell’angolo 5 ragazzi, anzi a dir la verità erano 4 ragazzi e 1 ragazza, mi avvicinai al loro tavolo per prendere le ordinazioni e con sorpresa riconobbi il capitano di quella ciurma che tutti dicevano fosse quella più divertente e spensierata dei sette mari, era monkey d.Rufy una taglia di 30.000.000 berry era sopra la media, il doppio di quella del famigerato Arlong. “Buonasera, volete ordinare qualcosa?” chiesi rivolgendomi a loro, Rufy mi guardò e

disse:

“Tutto il menù grazie!” io rimasi a bocca aperta, poi parlò l’unica ragazza del gruppo:

“Per noi 4 bistecche ai ferri e 4 birre,grazie!”, io risposi:

“Ok,arrivano!” e andai a portare le ordinazioni a Valerio, era il nostro cuoco, lui rimase molto male quando lesse le ordinazioni di quella bella compagnia (o meglio del suo capitano).

Un’ora dopo portai le bistecche e il resto a Cappello-di-paglia & co.

Avevo un’idea che mi frullava nella testa, insomma Shank mi aveva detto di unirmi ad una ciurma in gamba, ma io neanche li conoscevo e quante probabilità avrei avuto che mi dicessero di si lì su due piedi? 1 su 1.000.0000! Non lo so insomma loro un navigatore già l’avevano e come forza fisica erano a quota 4, non sapevo cucinare (anzi odiavo cucinare!) però cantavo bene e Shank tra le altre cose mi aveva insegnato a suonare la chitarra…ma cosa se ne facevano di una cantante? Con questi pensieri che mi assillavano però decisi di provare lo stesso, o la va o la spacca.

Mi ridiressi al tavolo, feci appello a tutto il mio coraggio e dissi:

“Scusate potrei entrare nel vostro equipaggio?...Sò cantare molto bene e sò anche combattere! Vi prego se rimango qui altri 10 minuti muoio!”

Loro mi guardarono (soprattutto uno con un mantello e un cappuccio che non capivo chi fosse, era arrossito un po’ però nel sentire la mia domanda) li vidi guardarsi negli occhi e poi annuirono tutti assieme, ero al settimo cielo quando uno di loro disse:

“Gente è tardi dobbiamo partire, Nami aiuta la novellina a mettere apposto le sue cose e poi ci vediamo al porto tra dieci minuti! Ciao!” annuimmo.

Nami venne con me per aiutarmi a sistemare la mie cose. Quando aprii la porta della mia stanza lei mi disse:

“Ma che bello questo sgabuzzino!”

“Già!”ammisi io e poi scoppiammo a ridere.

5 minuti dopo ero sulla Going Merry, una bella caravella ma non era niente al confronto con la nave del mio “papi”. Salimmo e sul ponte Nami mi presentò i membri dell’equipaggio:

“Sanji è il nostro cuoco,allievo di Zeff piederosso è cresciuto nel ristorante galleggiante Baratie, è un’inguaribile malato di donne. Usopp un bugiardo di prima categoria, per questo soprannominato Pinocchio, ha aiutato il nostro capitano a combattere contro il capitano Kuro…ed è innamorato segretamente della bella Kaia” Usopp la interruppe:

“Ma non era un segreto?!” Nami continuò:

“Rufy, il nostro capitano mangia per 100 e per questo siamo spesso costretti a fermarci per fare provviste, ha mangiato il frutto di Gom Gom e da piccolo ha conosciuto Shank il rosso che per colpa di Rufy ha perso il braccio sinistro, poi ci sono io: Nami sono una ladra e la navigatrice del gruppo ho passato 8 anni a sgobbare per Arlong, poi c’è Zoro, Zoro togliti il mantello dai! Vabbè tienilo ma si può sapere perché lo tieni sempre? Cosa cavolo hai fatto Rufy a regalarglielo per il suo compleanno! Lui è uno spadaccino e ha combattuto una volta contro l’uomo dagli occhi di falco: Dracul Mihawk che gli ha lasciato una bella cicatrice e poi ci sei tu…”s ’interruppe guardandomi e io mi presentai:

“Piacere io sono Angel Tilmit ho quasi 17 anni e vengo da Destiny Island, sono orfana di padre e 6 anni fa sono entrata nella ciurma del Rosso che poi mi ha lasciato qui, lui diceva per il mio bene, so combattere sia con le spade che con le arti marziali, canto e per finire ho mangiato il frutto del mare FLYLF grazie al quale posso semplicemente volendolo farmi spuntare due grandi ali…così!” dicendolo ruotai le braccia e all’altezza delle scapole mi spuntarono due grandi ali bianche.

Tutti ne rimasero molto stupiti eccetto il nostro capitano che si divertiva a toccare le mie ali per assicurarsi che fossero vere, poi andammo tutti nelle nostre camere, io dormivo con Nami era un ambiente piuttosto grazioso, c’era una scrivania appoggiata al muro e sopra notai un ritratto di Sanji (evidentemente le piaceva molto) sulla parete a destra c’erano due letti mi sistemai su quello vicino alla finestra, infilai il pigiama (che altro non era se non una grande camicia di Shank che mi arrivava alle ginocchia) mi misi sotto le coperte ci augurammo la buonanotte e Nami spense la luce. Passò un’ora e io non riuscivo a prendere sonno così decisi di andare sul ponte, alla luce della luna tutto sembrava magico, sembrava che le stelle volessero tuffarsi nel mare, vedendo quello spettacolo mi tornarono in mente delle parole di mio padre:

“Prima dell’alba andremo al mare, le luci si spengono, le stelle spariscono, il mare, il cielo, l’intera città… tutto si tinge di rosso come se bruciasse, è stupendo…” come ogni volta che ripensavo a John una calda e piccola lacrima mi rigò il viso, alzai la mano per asciugarla ma qualcuno mi precedette.

Avevo freddo e tremavo così questo qualcuno mi posò una coperta sulle spalle, mi girai lentamente e vidi… “Zoro…”mormorai, guardandolo attentamente, in un solo istante notai che assomigliava moltissimo a mio padre, cominciai a piangere lentamente e lui mi passò una mano attorno alle spalle facendo in modo che io fossi completamente appoggiata a lui, respirava piano e rimaneva in silenzio, non so per quanto tempo rimasi abbracciata lui, ma era bellissimo, quando smisi di piangere lui mi sussurrò all’orecchio:

“Ti amo…” io non sapevo cosa dire lo conoscevo da un giorno però dentro di me sentivo di conoscerlo da una vita, quel ragazzo mi piaceva parecchio forse perché mi ricordava John sotto tanti punti di vista. Mi separai da quello splendido abbraccio, gli diedi un bacio sulla guancia e tornai in camera mia. Mentre ripercorrevo il corridoio buio cominciai a pensare ad una canzone…sapevo già il ritornello:

“La mia ultima notte qui per te le stesse vecchie canzoni, ancora una volta la mia ultima notte qui con te? Forse sì, forse no in qualche modo mi piaceva il tuo modo di fare come hai timidamente posato i tuoi occhi su di me oh, te ne eri mai accorto? Che avevo i miei su di te.”

Tornata in camera mi addormentai subito.

La mattina seguente mi svegliai di soprassalto sentendo dei rumori molto forti provenienti dal ponte. Mi vestii in fretta mi lavai denti e faccia e corsi sul ponte, c’erano Sanji e Rufy che correvano per tutto il ponte! Il cuoco era arrabbiato perché il capitano aveva mangiato la speciale colazione destinata a me e a Nami, quest’ultima che mi era affianco mi disse:

“Seguimi ti preparo un caffè!” la seguii fino alla cucina. Zoro e Usopp era o seduti al tavolo che chiacchieravano, quando entrammo loro dissero all’uninsuono:

“Giorno”.

Nami cominciò a preparare il caffè e io mi sedetti vicino a Zoro, arrossii lievemente ma nessuno se ne accorse. La navigatrice e Pinocchio se ne andarono subito:

“Io devo controllare la rotta e Usopp deve provare un nuovo proiettile, ciao!”.

Così io rimasi sola con l’unica persona con cui non volevo rimanere sola, per mia grande fortuna arrivò Sanji giusto in tempo per rompere un silenzio decisamente imbarazzante.

“Salve bella fanciulla e…rospo tagliagole, come state signorina, gradite altre brioces alla crema…” “Io si!” lo interruppe Zoro, il cuoco l’ignorò e continuò rivolgendosi a me

“Avete dormito bene principessa? Il letto era abbastanza comodo?”

Zoro s’intromise di nuovo:

“Senti latin lover o ci dai un taglio o lo faccio io, cosa preferisci?”dicendolo aveva estratto per metà la sua Sunday kitetsu.

Sanji afferrò il concetto e diede due belle brioche a testa poi si sedette con noi.

Lui e Zoro cominciarono a parlare di vecchie avventure e io ascoltavo come incantata, anzi a dir la verità osservavo il rospetto e mi chiedevo se con un bacio sarebbe diventato il mio bel principe azzurro.

Dopo 5 minuti notai che lo spadaccino aveva una mano che penzolava dal tavolo, un po’ indecisa e molto lentamente misi la mia mano sinistra dentro la sua, abbassai subito la testa arrossendo moltissimo, lui smise di parlare e si girò verso di me. Sanji si stupì nel vederci arrossire così guardò sotto il tavolo e vide le nostre mani intrecciate e se ne andò ridendo.

Zoro mi mise una mano sotto il mento, sollevandomi dolcemente la testa e allora i nostri occhi s’incrociarono, i cuori erano a mille, mi girai completamente verso di lui facendogli una carezza sulla guancia, appoggiai le mani sulle sue spalle, lui legò le sue dietro la mia schiena, poi io chiusi gli occhi, lui mi si avvicinò lentamente e poi mi baciò dolcemente quasi avesse paura di farmi male.

Mi strinse forte a lui poi quando ci separammo lo guardai negli occhi e gli dissi:

“Stai con me fino alla fine…” mi mise un dito sulle labbra e mi rispose:

“Non fino alla fine…per sempre”.

Annuii e lo baciai un’altra volta, poi uscimmo dalla cucina mano nella mano. Non m’importava di quello che avrebbero detti gli altri.

Nei giorni che seguirono la vita sulla Merry proseguiva normalmente, tutti sapevano di me e Zoro e il nostro umore era alle stelle perché Nami aveva avvertito l’equipaggio che mancavano solo pochi giorni all’arrivo sull’isola del tesoro, nessuno a parte il grande Gold Roger era mai arrivato così avanti lungo la rotta del Grande Blu.

Una notte non riuscivo a dormire e tornai sul ponte dove ruotai le braccia e apparvero le mie ali, salii sulla polena e saltai…erano anni che non volavo più, il vento mi muoveva i capelli che stranamente erano sciolti, avevo abiti corti e l’aria mi pizzicava braccia e gambe, alzai gli occhi e la vidi :

“Terra!!!” gridai, feci dietro front, ritornai sulla nave e corsi da Nami:

“Terra, Nami Terra!”

“Come?”chiese lei ancora assonnata

“Terra, l’isola del tesoro!” ripetei, lei sgranò gli occhi e andò sul ponte, io svegliai i ragazzi e poi corremmo tutti dalla navigatrice, uno spettacolo grandioso appariva dinnanzi a noi! Un’isola piccola con al centro un santuario circondato da alte palme.

Sbarcammo e in breve tempo arrivammo al centro dell’isola.

Entrammo nel santuario, c’era un’aria terribilmente pesante ad era vuoto a parte un piccolo baule contente una lettera con su scritte poche parole:

“Complimenti,

avete trovato la mia isola ,il mio tesoro è nei vostri cuori,

il mio tesoro era la profonda amicizia che mi legava ai miei uomini,

l’amicizia e la fiducia, ciò che ci permisero di giungere qui!

Sono sicuro che sarete sorpresi,vi aspettavate oro e gioielli,

ma io vi chiedo oro e gioielli avrebbero mai potuto comprare l’amicizia che vi lega?

Se guardate nei vostri cuori capirete quanto vi ha insegnato questo viaggio,

avete combattuto assieme per arrivare qui,

ora siete amici per la pelle e l’amicizia,

l’amicizia vera è il tesoro più prezioso del mondo.

Gold Roger”

Uscimmo commentando le parole del vecchio Roger, aveva ragione. Noi saremmo stati amici per sempre nel bene e nel male, chissà quante nuove avventure, nuove rotte, nuove amicizie avremmo trovato!

Rimanemmo sull’isola per due settimane, poi riprendemmo il mare, io ero sul ponte, guardavo le stelle, Zoro mi si avvicinò abbracciandomi, lo baciai e poi ripensai a John e delle calde lacrime mi rigarono il viso benché stessi sorridendo, pensai:

“Visto papà, ho aperto le mie ali e ho realizzato il mio sogno: realizzare il tuo sogno!”.

“Aspetta!” dissi poi a Zoro, mentre tiravo fuori dalla tasca un foglio:

“Tieni questa è per te, è la nostra canzone, ricordi? Oggi è un anno che stiamo insieme.”

Sorrise e mi baciò di nuovo intensamente sotto le stelle. Poi lesse la canzone:

Quando cantavo le mie canzoni

sul palco, da sola

quando pronunciavo le mie parole

sperando che fossero udite

vedevo che mi sorridevi

era una realtà o solo una mia fantasia

che tu fossi sempre là nell'angolo

di questo insignificante piccolo bar.

La mia ultima notte qui per te

le stesse vecchi canzoni, ancora una volta

la mia ultima notte qui con te?

forse sì, forse no

in qualche modo mi piaceva il tuo modo di fare

come hai timidamente posato i tuoi occhi su di me

oh, te ne eri mai accorto?

Che avevo i miei su di te.

Tesoro, così sei qui

con quello sguardo sul tuo viso

come se tu non fossi mai ferito

come se tu non fossi mai giù

sarò l'unica per te

che ti pizzica dolcemente ma di sicuro

se ti acciglierai

saprò che non sei un sognatore.

Allora lascia che mi avvicini a te

vicina come volevo essere

vicina abbastanza per me

da sentire il tuo cuore battere forte

e stare qui per sussurrarti

quanto ho amato i tuoi tranquilli occhi su di me

ti eri mai accorto

che avevo i miei su di te.

Tesoro, dividi con me

il tuo amore se ne hai abbastanza

le tue lacrime se le stai trattenendo

o la sofferenza se si tratta di questo

come posso farti capire

che sono più del vestito e della voce

basta che stendi la mano verso di me e allora

saprai che non stai sognando."

Sorrise e mi disse:

“Ti amo”

“Io di più!” dissi io ridendo e tornammo nelle rispettive camere mano nella mano.

Fine