Ciao a tutti, sono di nuovo io, Selphie. Ormai non ne potrete più delle mie storielline assurde, ma a me non importa un accidente, quindi ecco a voi il mio quarto capolavoro (che modesta ^___^ ): Final Fantasy VIII.
IMPORTANTE: Vi chiedo di scusarmi, ma ultimamente mi è presa la fissa di scrivere storie hentai, ed è da un pezzo che sto lavorando a questo racconto (per la felicità della mia amica Bibi, che voleva qualcosa di un pochino più “spinto”). Tra l’altro anche questa è una storia d’amore tra due ragazzi: ve lo dico, nel caso la cosa possa sconvolgere qualcuno di voi. Se pensate che la cosa possa in qualche maniera infastidirvi…beh, non leggete. Sconsiglio la lettura di questa storia anche ai bambini. Infine tengo a precisare che i personaggi qui citati non sono miei ma, almeno credo, di Yoshitaka Amano (scusate, non linciatemi se ho detto una cazzata, è che non sono sicura che siano suoi ^///^ ), e comunque sono proprietà della Squaresoft. Ultima cosa: l’isola di Crystania, che troverete menzionata in questo racconto, non è presente nel videogioco di Final Fantasy VIII, ma l’ho presa da un anime che si intitola “Legend of Crystania”, di cui ho letto una recensione (sorry, ma dovevo aggiungere un’isola e non sapevo che nome darle). Adesso ho finalmente finito di tediarvi e potete passare a leggere la fanfic in tutta tranquillità. Buona lettura!!!
By Selphie Tilmitt ’88

Final Fantasy VIII

Il suono della campanella riscosse Zell dai suoi pensieri. Si stropicciò gli occhi, mezzo assonnato, poi si alzò dalla sua postazione e si diresse, mezzo barcollante, verso l’uscita dell’aula. Ma non fece in tempo a varcare la soglia della stanza che Quistis lo trattenne, afferrandolo per un braccio.
-C’è qualcosa che non va, Zell? È da un po’ di tempo che durante le lezioni ti vedo pensieroso, assorto. Posso aiutarti in qualche modo?– chiese la ragazza.
-No, no, non è niente. Sono solamente un po’ teso per l’esame.- le rispose.
La conversazione morì lì, tuttavia Zell si sentiva in colpa per aver raccontato una balla così colossale ad una sua carissima amica. Il suo comportamento, infatti, non era dettato dalla preoccupazione per il test pratico, che si sarebbe svolto di lì a pochi giorni. Percorrendo il corridoio che portava all’ascensore lasciò che la sua mente vagasse liberamente: da un po’ di tempo a questa parte si era scoperto ad osservare Seifer in un modo strano, soffermandosi sui suoi bellissimi occhi color del ghiaccio, su quei capelli dorati come il grano, sul fisico atletico e muscoloso…
Era talmente immerso nei suoi pensieri che non si accorse che l’oggetto della sua attenzione si trovava sulla sua stessa traiettoria. La collisione fu inevitabile e Zell finì sul pavimento a gambe all’aria.
-Ehi, gallinaccio! Accidenti a te, guarda dove vai, porca miseria! Mi vuoi ammazzare, per caso?- lo aggredì Seifer, incavolato come un tirannosauro del centro d’addestramento.
-Chi hai chiamato ga-ga-gall…- balbettò Zell quando si accorse che era Seifer la vittima di quello scontro micidiale. Il respiro gli si bloccò in gola per un istante, poi arrossì di colpo.
-Stai bene o devo chiamare un’ambulanza?- ironizzò Seifer.
Constatato che il ragazzo non sembrava essere nelle condizioni adatte per rispondere, girò sui tacchi e se ne andò facendo frusciare il suo soprabito bianco, ma non prima di avergli detto un –Ci si vede, gallinaccio.-
Zell era ancora sul pavimento, e stava boccheggiando nel tentativo di riprendersi: che figura di merda che era riuscito a fare, accidenti a lui. In un attimo aveva perso tutta la sua spavalderia ed era diventato rosso come una ragazzetta, non era nemmeno riuscito a scusarsi. Ciò non toglieva che Seifer lo faceva completamente rimbambire: il modo in cui si era voltato, accompagnato dal fruscio del suo meraviglioso cappotto candido, che contrastava in maniera impressionante con la sua anima nera da demonietto, la sua voce calda e profonda, il suo sorrisetto superbo ogni volta che lo chiamava “gallinaccio”…in poche parole, bello e dannato. A richiamarlo alla realtà ci pensò una mano che si posò delicatamente sulla sua spalla. Zell si girò di scatto e vide Quistis lì in piedi.
-Ti senti bene, Zell?-
-Non proprio…non sono mica tanto sicuro di essere ancora tutto intero!-
-Ma cosa ti è successo?-
-Oh, niente di che…ho solo investito Seifer! Stranamente non mi ha riempito di mazzate…bah! Chi lo capisce è bravo.-
Quistis scosse leggermente la testa, sconsolata. Poi si riprese e raccomandò a Zell…
-Mi raccomando, studia e allenati, il test pratico è fra tre giorni!-
-Agli ordini capo!- esclamò Zell, che poi si alzò dal pavimento e trotterellò allegro verso l’ascensore.
Quistis invece si recò in presidenza, dove il preside Cid l’aveva convocata. Con suo enorme stupore, quando entrò nell’ufficio, si accorse di non essere la sola ad essere stata chiamata: addossato ad una parete, con aria visibilmente scocciata, se ne stava Seifer, scuro in volto. Il preside era tranquillamente seduto dietro la scrivania di legno massiccio.
-Finalmente sei arrivata, Quistis! Ora potete accomodarvi pure!- ordinò calmo il preside.
I due ragazzi presero posto ognuno su una delle due poltroncine sistemate di fronte alla scrivania, e quando si furono seduti il preside disse…
-Vi ho chiamati qui per un preciso motivo. Ho sentito molte voci sul tuo conto, Seifer: dicono che tu sia un teppistello, un bulletto, un ragazzo problematico. È vero, Quistis?-
-Beh, effettivamente Seifer non è uno fra gli studenti più calmi di questo Garden…- affermò la ragazza.
-Bene…- riprese il preside Cid -…ho sentito dire anche che non socializzi molto facilmente con gli altri. Ho riflettuto molto e sono arrivato ad una conclusione: ho intenzione di assegnarti un nuovo compagno di stanza, e più precisamente quel ragazzo così vivace…Zell Dintch! Se Quistis è d’accordo puoi provvedere oggi stesso a spostarti nella tua nuova stanza.- concluse il capo d'istituto.
-Per me non ci sono problemi, anzi: credo che al signorino Almasy farà bene un po’ di sana compagnia. È vero che Zell è vivace e un po’ casinista, ma potrai imparare molto da lui!- affermò Quistis, soddisfatta della decisione del preside.
Tuttavia Seifer non sembrava altrettanto felice, perché sbatté un pugno sulla scrivania, inveendo contro questa decisione “cretina, da imbecilli e senza senso”, come lui la definì: non aveva nessuna intenzione di dividere la stanza, e quindi una parte della sua intimità, con qualcuno e soprattutto con quell’imbecille senza cervello di Zell. Ma a nulla valsero le sue lamentele e le minacce, perché il preside fu irremovibile: in men che non si dica Seifer fu accompagnato nella sua vecchia stanza da Quistis, che lo aiutò a raccattare le sue cose e che lo guidò, poi, verso la stanza numero 77. La ragazza bussò un paio di volte, e da dentro la voce di Zell la invitò ad entrare, così lei aprì la porta e fece il suo ingresso nella camera, trascinandosi dietro un riottoso Seifer, il quale a sua volta trasportava i suoi bagagli. Alla vista di tale scena il biondo proprietario dell’alloggio strabuzzò i suoi meravigliosi occhi azzurri in un’espressione stupita e un pelino contrariata.
-Cosa diavolo ci fa il signor Almasy in camera mia?- chiese, più sbalordito che irritato.
-Il preside ha deciso di trasferirlo qui. D’ora in poi sarà il tuo compagno di stanza.- sentenziò Quistis.
-Ah…ehm…ecco…- Zell tentò di dire qualcosa ma le parole non gli uscivano, soprattutto a causa della forte emozione: avrebbe diviso la stanza con l’oggetto delle sue attenzioni! La fortuna lo aveva assistito! Yeah!
-Vi lascio un po’ soli, così avrete modo di parlarvi un po’ prima di cena.- concluse Quistis, che imboccò la porta e uscì, chiudendosela alle spalle.
Appena la porta si chiuse, Seifer gettò la sua valigia sul letto libero, separato da quello di Zell da un comò. Poi fece…
-Senti, gallinaccio: la cosa non è facile né per me né per te: tu hai il tuo spazio e io ho il mio. Dimmi dove devo mettere questa roba e vedi di non fare casino, se non vuoi che ti spedisca fuori dalla porta a calci nel sedere!-
-Ehi, ehi! Calmati subito. Lì vicino al letto c’è il tuo armadio: la tua roba la devi mettere lì. Adesso ti libero metà della scrivania, così ti puoi mettere a studiare in santa pace. Tenterò di non disturbare mentre studi, ma tu devi adattarti. Tutto chiaro?-
-Mpfh! Sappi che non sopporto i sonnambuli, detesto chi parla durante il sonno e se ti azzarderai per un motivo qualsiasi a disturbarmi mentre dormo, un colpo di Gunblade sui denti non te lo leva nessuno!-
-Tutto chiaro, fratello! Qua la mano!- esclamò Zell, e fece per battere il cinque, ma Seifer si diresse verso il bagno fingendo di non averlo notato minimamente, irritandolo parecchio.
Il ragazzo si buttò sul letto a pancia all’aria e cominciò a pensare: la convivenza non era iniziata proprio nel migliore dei modi, ma del resto non poteva aspettarsi grandi cose da Seifer…quel macaco biondo pensava di spadroneggiare anche nel suo territorio, ma gli avrebbe fatto vedere lui…forse…cavoli, ogni volta che lo guardava non riusciva a fare a meno di perdersi in quegli occhi stupendi, così profondi…e poi era così bello quando faceva la faccia incavolata…beh, erano soltanto pensieri, e poi Seifer non lo avrebbe mai visto come potenziale fidanzato, al massimo come amico…tzè, neanche come amico…però non avrebbe mollato! Voleva almeno conquistare la simpatia di Seifer, costi quel che costi.
Seifer, intanto, si stava facendo una bella doccia calda. Ma possibile che tutte le sfortuna dovessero capitare a lui? Ci mancava solo di stare in stanza con quel gallinaccio pazzo, tsk! Però doveva ammettere che aveva due occhi stupendi…ma che cavolo andava a pensare? Mah, probabilmente aveva solo bisogno di una buona dormita. Chiuse il rubinetto e afferrò uno dei due asciugamani che stavano appesi di fianco al box doccia. Dopo essersi strofinato un poco se lo arrotolò attorno alla vita e uscì dal bagno.
Appena Zell lo vide, gli occhi gli schizzarono fuori dalle orbite: dio, quant’era bello coi capelli bagnati, la pelle ancora umida che luccicava sotto la luce della lampada, quella cicatrice sulla fronte, che gli conferiva un’aria da duro, i muscoli ben in evidenza, e poi era così alto…mancò poco che non svenisse.
-Ehi, che hai? Vedi di ricomporti, o fra poco ti verrà un’embolia, razza di gallinaccio!-
-IO NON SONO UN GALLINACCIO!- riuscì a urlare Zell, furioso e allupato allo stesso tempo.
-Bah. Comunque sia avverti gli altri che non scendo a cena, sono stanco e voglio dormire. Buonanotte!- e così dicendo si infilò i boxer, coprendosi alla meglio, e spense la luce, incurante del fatto che Zell era ancora lì nella stanza.
-Ehi, ma ti sei fatto di qualche droga strana? Non vedi che sono ancora qui?- gli chiese Zell sbraitando.
Non ottenne risposta, così se ne andò mogio mogio. Seifer intanto era sprofondato in un sonno ristoratore.
La cena non fu niente di eccezionale, e Zell se ne andò subito dopo aver finito di mangiare, con un’espressione triste sul volto. Non sapeva nemmeno lui dove era diretto, camminava a caso…senza rendersene conto si trovò in giardino, così ne approfittò per sedersi su una panchina. Chiuse gli occhi mentre una leggera brezza primaverile cominciò a soffiare delicatamente, facendo ondeggiare piano i suoi capelli. Non si accorse di quanto tempo passò in quella posizione, ma quando riaprì gli occhi Quistis era seduta accanto a lui.
-Zell, cosa c’è che non va? Lo so che qualcosa c’è, sei troppo calmo e silenzioso. Riguarda Seifer?-
-Anche.-
-Te la senti di parlarne?-
-Ecco, io…Seifer…lui mi…insomma io…lui mi piace. Però non posso sperare di diventare nemmeno suo amico, visto che mi ha rivolto la parola solo per chiedermi dove doveva mettere la sua roba.-
-Che dire…proprio Seifer doveva piacerti? Sai benissimo che è una battaglia persa in partenza.-
A sentire queste parole il povero Zell si rattristò ancora di più.
-Scusami, sono stata una scema…è che non sono brava a consolare la gente.-
-Fa niente. Mi accontenterò di languire per lui senza far nulla. Se provassi ad avvicinarmi rischierei un paio di Thunder e qualche Blizzard.-
-Non dire scemenze! In fondo ha un cuore anche lui, per quanto tenti di non darlo a vedere. Fatti coraggio e tenta di ottenere la sua amicizia! E se hai qualche problema, puoi sempre venire da me!-
-Grazie Quistis, sei un’amica!-
*******
Passarono i giorni e finalmente arrivò la giornata tanto attesa: il test pratico! Zell in questo tempo aveva tentato di sciogliere un poco il cuore del signor Almasy, ma senza apparenti risultati. Aveva quasi perso la speranza, non avrebbe mai contato niente per quel ragazzo. Sconsolato si diresse verso l’entrata del Garden, dove tutti gli studenti partecipanti alla prova si erano radunati. C’erano proprio tutti: Squall, Selphie, Seifer, oltre ad altri loro compagni di classe, ed in tutto erano circa una decina. Quistis stava facendo l’appello, così Zell si allineò con gli altri. Successivamente la bella professoressa passò a “illuminare” i ragazzi circa la loro missione.
-Siamo diretti verso un’isola chiamata Crystania, popolata da ferocissimi mostri che importunano non poco la locale popolazione. Il vostro compito è sconfiggerli, chiaro? Selphie e Nida, voi farete i portaordini. In caso di grave pericolo la ritirata sarà inevitabile. Controllate che i GF, le magie e gli oggetti siano a posto, poi possiamo partire.- ordinò la ragazza.
Controllato che tutto fosse a posto, i ragazzi salirono a bordo della vettura del Garden e partirono alla volta di Crystania. Il viaggio non fu uno spasso, perché la macchina continuava a sobbalzare sul terreno accidentato, e in più ci si metteva Seifer a fare casino! Squall, non serve neanche dirlo, era calmo e impassibile come suo solito, Selphie saltellava di qua e di là tutta eccitata e gli altri producevano un fastidiosissimo brusio di sottofondo. A Zell non rimase altro da fare che alzarsi in piedi e cominciare a tirare calci e pugni a vuoto, tanto per riscaldarsi.
Quando finalmente la macchina frenò tutti si catapultarono giù dal mezzo e raggiunsero a piedi il piccolo villaggio lì vicino. Quindi i ragazzi furono divisi in squadre da due persone, e Seifer capitò proprio con Zell. Quando tutte le varie formalità furono espletate gli studenti partirono.
-Ehi, gallinaccio! Vedi di non intralciarmi, chiaro?- sbottò Seifer.
-Ok, ma calmati, amico!- gli rispose Zell.
Si avviarono in silenzio verso un piccolo boschetto: tutto era tranquillo. Seguirono il piccolo torrentello che scorreva lì, arrivando dopo circa un’ora ad un laghetto. Ma non fecero in tempo a proferir parola che l’acqua cominciò a ribollire, emettendo sinistri gorgoglii, finchè non emerse una gigantesca bolla d’acqua che prese a fluttuare sopra le loro teste.
-E cosa diavolo è questo?- chiese Seifer, più a se stesso che al compagno.
-E che vuoi che ne sappia io?- richiese Zell.
La rivoltante creatura attaccò, e scagliò un Blizzaga contro Seifer, che lo evitò per un pelo. Zell stava per scagliare contro il maligno essere un bel Firaga, quando questo lo fulminò con un Thundaga.
-Ehi, gallinaccio. Vedo che ti hanno arrostito per benino!- sghignazzò Seifer.
-Taci e concentrati. Questo schifoso continua a cambiare elemento, accidenti a lui! Beh, adesso ci penso io.-
E detto questo invocò Siren, il suo GF preferito. Avendo un altissimo tasso di affinità, la magica creatura non tardò a fare la sua apparizione, e riuscì a stordire il mostro facendogli perdere un bel po’ di HP, ma non riuscendo tuttavia a metterlo in status Mutismo. A questo punto Siren scomparve e il mostro, incavolato nero, lanciò un altro Blizzaga a Seifer. Il ragazzo chiuse gli occhi, preparandosi a ricevere il colpo, che non arrivò. Udì invece un urlo straziante, e quando riaprì gli occhi trovò Zell che giaceva a terra in un lago di sangue. La rabbia gli montò dentro: furioso, si scagliò con tutte le sue forze contro la maledetta bestia e la finì con un colpo ben assestato di Gunblade. La creatura emise quindi un gorgoglio vomitevole, e lentamente prese a sciogliersi. Quando di lei non rimase più traccia, Seifer corse vicino a Zell, che nonostante il dolore atroce stava sorridendo.
-Deficiente di un gallinaccio. Perché lo hai fatto? E soprattutto, perché stai ridendo?-
-Non…volevo che ti…che ti…- sussurrò Zell, e poi svenne.
-ZEEEEEEELL!- urlò Seifer.
Ma il ragazzo non rispondeva, così se lo caricò in spalla, incurante del sangue che gli imbrattava il soprabito candido, e corse verso il villaggio. Ma perché si stava dando pena per un gallinaccio? Però, doveva ammettere che era stato davvero coraggioso, gli aveva salvato la vita, nonostante lui l’avesse sempre trattato con freddezza. Comunque adesso doveva muoversi, non aveva pozioni con sé, quindi l’importante era raggiungere il più in fretta possibile il villaggio.
-Zell, mi senti?- chiese Seifer.
-Hm…- mugolò lui.
-Zell, cerca di resistere, adesso andiamo al villaggio. Scusami, ma non ho niente per curarti. Resisti!- lo incitò Seifer.
Zell sorrise di nuovo. Era bello, per lui, sapere che il ragazzo a cui voleva bene, ora si stava preoccupando per lui, anche se probabilmente dopo sarebbe tornato il solito scontroso. Si strinse a lui più forte, aspirando il profumo della pelle di Seifer, che intanto stava continuando a correre come un ossesso. Fortunatamente il villaggio era ormai vicino. Quistis si trovava nella piazzetta, dove avrebbe aspettato il ritorno delle squadre. Stava tranquillamente leggendo una rivista, quando venne travolta da un tornado biondo.
-Seifer! Ma che modi!-
-Lasci perdere, cara maestra! Zell è ferito gravemente, lo aiuti!!!-
-Sta calmo. Ma non avevi con te nemmeno una pozione?-
-No, eppure ero sicuro si averle prese, stamattina! Comunque non è il momento di discutere, lo aiuti, la prego!-
Quistis sorrise lievemente: a quanto pare Zell aveva fatto colpo. Prese poi una Granpozione dal suo zainetto e la fece bere a Zell: le sue ferite pian piano sparirono, ma il ragazzo era ancora debole, così lo fece sdraiare a terra, mettendogli sotto la testa il soprabito insanguinato che Seifer le allungò.
-Seifer, com’è successo?- chiese la ragazza.
-Questo idiota di un gallinaccio si è messo in mezzo. Ha ricevuto un Blizzaga destinato a me, questo incosciente!-
-Bel gesto, da parte sua. Ha voluto proteggerti.-
-Uhm…-
Poco dopo anche gli altri partecipanti alla prova fecero ritorno alla piazza, dove nel frattempo era stata parcheggiata l’auto del Garden. Gli studenti salirono a bordo (Zell su una barella), e partirono diretti verso il Garden.
*******
Zell si svegliò di colpo. Dove si trovava? Sicuramente in un letto. Pian piano cominciò a distinguere più nettamente i contorni degli oggetti: era in infermeria. Girò piano la testa a sinistra e poi a destra e…il suo cuore mancò un battito quando vide Seifer. Era seduto accanto al suo letto, e gli stava tenendo una mano. Indossava una t-shirt nera molto larga e non aveva il solito soprabito. Era ancora più bello del solito.
-Finalmente, gallinaccio! Sono tre giorni che dormi! Per colpa tua mi sono quasi slogato una caviglia correndo, per non parlare del cappotto: da buttare! Non ne combini una giusta, eh?-
-Taci.-
-Adesso però dimmi: perché ti è saltato in mente di prenderti quel Blizzaga al posto mio?- domandò Seifer, raddolcendosi un po’.
-Perché non volevo…che tu…che ti facessi male…-
-Sei tutto scemo! Come ha potuto saltarti in mente una cosa tanto idiota? Ti rendi conto che hai rischiato di lasciarci le penne?-
-Non mi importa.-
In quel momento arrivò la dottoressa Kadowaki, che comunicò a Zell che poteva andarsene quando voleva, ormai si era ristabilito. Tuttavia gli prescrisse una settimana di assoluto riposo: niente lezioni, niente allenamenti, avrebbe dovuto semplicemente starsene buonino a letto. Seifer lo aiutò ad alzarsi e lo accompagnò fino alla loro stanza, dopo aver ringraziato la dottoressa Kadowaki.
Una volta che furono giunti in camera e che Seifer ebbe chiuso la porta, Zell si buttò sul letto, mentre l’altro non riusciva a levargli gli occhi di dosso: era decisamente troppo poco vestito, solo quella leggera fasciatura che aderiva maledettamente bene ai suoi muscoli, e quei pantaloncini del pigiama, così corti che lasciavano perfettamente scoperte le gambe. Ma cosa andava a pensare? Beh, tanto ormai era inutile negarlo: si era innamorato di Zell, lo stupido gallinaccio, che ora giaceva nel letto, in preda ad atroci dolori.
-Zell, cosa c’è?- gli chiese allarmato.
-MALE!- strillò quello.
-Cosa posso fare?- domandò allora Seifer, sempre più preoccupato.
-Vieni qui, vicino a me. Con te sto più tranquillo.-
-Ma te lo puoi scordare, gallinaccio!-
-AAAAHIA! FA MAAAAALEEE!-
-E va bene.- sospirò Seifer, e si intrufolò fra le coperte del letto dell’amico, ma non prima di aver lanciato uno sguardo all’orologio appeso al muro: le dieci e mezzo di sera, meglio dormire. Passò un braccio attorno alla vita di Zell, e se lo strinse al petto, stando attento a non fargli male. Ma Zell non parve gradire la posizione, perché si girò, in modo da poter guardare Seifer negli occhi. Però lo colse un’altra “crisi”, così si aggrappò con tutte le sue forze alla t-shirt dell’amico, che per calmarlo cominciò ad accarezzargli piano la schiena.
-Sssh. Stai calmo, sennò non passa.- consigliò Seifer.
-Mmmh…va un po’ meglio adesso.-
Seifer gli scostò dal viso una ciocca di capelli che si erano appiccicati per il sudore, mentre Zell lo guardava con occhi adoranti. I loro visi si avvicinarono sempre più finchè…ehi, qualcuno stava bussando alla porta! Seifer scostò velocemente il suo viso da quello di Zell, e corse ad aprire l’uscio.
-Seifer! Sono passata per il solito giro d’ispezione! Ci siete tutti e due,vedo. Bene, buonanotte allora!- disse Quistis.
Esasperato, il ragazzo chiuse la porta e tornò a sdraiarsi nel letto di Zell, cominciando a riempirlo di carezze finchè, stanchi, non si addormentarono entrambi.
*******
Erano già passati tre giorni. Zell stava molto meglio, aveva anche tolto la fasciatura, che ormai non gli serviva più.
La giornata trascorse monotona come sempre, si annoiava a morte senza aver niente da fare.
Quando fu ora di andare a letto si accorse di non avere minimamente sonno. Ormai era tardi, avrebbe aspettato il giro d’ispezione e poi sarebbe andato a fare quattro passi. L’unico posto dove si poteva andare anche a tarda notte era il centro di addestramento che, a differenza degli altri locali, rimaneva aperto. Tra l’altro là c’era anche un posticino nascosto dove si ritrovavano quegli studenti che volevano sfuggire al coprifuoco.
L’insegnante incaricato delle ispezioni arrivò e, come al solito, si assicurò che entrambi gli studenti fossero in camera. Quando poi si richiuse la porta alle spalle, Zell uscì dal letto e indossò i primi abiti che gli capitarono a tiro: un maglione molto largo bianco, e un paio di pantaloni neri, anch’essi larghi. Ai piedi mise un paio di scarpe da tennis bianche. Fece attenzione a non svegliare Seifer, che stava dormendo, e uscì dalla stanza.
L’amico, però, non stava affatto ronfando, così anche lui sgusciò fuori dal letto, indossò un paio di jeans, una maglietta bianca e scarpe da ginnastica e partì all’inseguimento di Zell, stando ben attento a non farsi beccare. Percorsero il corridoio che portava al centro d’addestramento. Zell entrò, sempre tallonato da Seifer, che si nascose dietro un albero. Improvvisamente un ruggito feroce si fece udire in tutto il centro. Un tirannosauro sbucò fuori da un intricato ammasso di piante e si partì alla carica.
-ZELL, ATTENTOOOO!- gli urlò Seifer.
Troppo tardi, perché il preistorico animale colpì Zell in pieno viso con la sua coda. A quella visione, l’amico non poté più trattenersi: sbucò fuori dal suo nascondiglio, prese in braccio Zell e si diede alla fuga, mentre il tirannosauro ruggiva furioso.
Arrivarono alla stanza numero 77 in meno di cinque minuti. Seifer fece sedere Zell sul pavimento. Poi, sovrastandolo con la sua imponente statura, si mise a sbraitare come un ossesso, la paura provata nel vedere Zell colpito dal tirannosauro si era trasformata in rabbia cieca.
-Stupido, idiota, cretino, deficiente e Dio sa cos’altro! Hai deciso che vuoi morire, vero? Non ti rendi conto che, nelle tue condizioni, non dovresti nemmeno uscire di qui? E adesso ti metti a combattere i T-Rex! Come se fosse la cosa più normale del mondo. Non ti rendi conto che mi hai fatto preoccupare? Stupido! Non ti è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di avvertirmi, vero? Volevi fare l’uomo forte, non è così?- sbraitò.
Zell prese a singhiozzare, mentre le lacrime gli bagnavano il viso. A quella vista il cuore di Seifer si sciolse completamente. Si inginocchiò accanto a Zell, che stava ancora piangendo come un bambino, e lo abbracciò forte, mormorandogli parole di scusa all’orecchio.
-Sssssh! Basta, non piangere più. Sono stato uno scemo urlarti contro tutte quelle cose. Perdonami, ti prego!-
Zell si asciugò le lacrime e si strinse forte contro il petto di Seifer.
-Non fa niente, non importa. Hai ragione, non me ne sarei dovuto andare così, senza dir niente. Volevo stare un po’ da solo…niente di importante, comunque.- sussurrò.
Seifer gli accarezzò dolcemente una guancia prima che i loro visi si avvicinassero pericolosamente. Le sue labbra si posarono su quelle di Zell, che le schiuse permettendo alla lingua dell’amico di scivolargli in bocca, in un bacio vorace e infuocato. Poi Seifer si spostò e cominciò a baciargli il collo…che pelle meravigliosa, così morbida e profumata…le sue mani scivolarono sotto il maglione di Zell, e presero ad accarezzargli il petto e la schiena, scendendo sempre più in basso, fino al bottone dei suoi pantaloni neri, che non oppose nessuna resistenza. Zell gemeva piano sotto le carezze e i baci di Seifer, che gli aveva abbassato i pantaloni fino al ginocchio.
-Seifer…io…ti…ti amo, Seifer!-
-Anch’io, gallinaccio.-
Seifer sollevò Zell da terra e lo fece stendere sul letto. Poi si coricò sopra di lui e riprese a baciargli il collo, mentre anche le mani di Zell si erano insinuate sotto la t-shirt dell’amico, e ora gli stavano accarezzando la schiena. Seifer nel frattempo aveva provveduto a togliergli i pantaloni e a gettarli sul pavimento. Poco dopo anche i boxer fecero la stessa fine.
-Non ti spogli?- gli chiese Zell, mezzo gasato.
-Perché? Non puoi spogliarmi tu?-
Zell non desiderava altro, così tolse febbrilmente i jeans e gli slip a Seifer, dopo aver provveduto a privarlo della maglietta. Il suo cuore quasi si fermò alla vista di quel corpo meraviglioso, perfetto.
-Zell, ti sei imbambolato?- domandò Seifer prima di togliergli anche il maglione.
Entrambi rabbrividivano di piacere sotto le carezze dell’altro, che man mano si facevano sempre più ardite. Seifer spostò una mano tra le cosce di Zell, poi chinò piano la testa e accolse il membro eretto del compagno dentro la sua bocca, e iniziò a leccarlo, mentre l’altro urlava di piacere. E così Zell venne, e inondò la bocca di Seifer del suo seme. Quest’ultimo, allora, scese ancora più in giù verso la piccola apertura di Zell.
-Seifer…ti prego…fai l’amore con me…-
-Guarda che ti farò male…-
-Non mi importa, passerà…-
-Ne sei sicuro, Zell?-
-Sì…-
Seifer infilò un dito nella piccola apertura, mentre Zell gemeva e ansimava, stringendo convulsamente le lenzuola tra le dita. Poi, piano, con più calma possibile, lo penetrò.
Zell subito sentì soprattutto dolore, poi però questo cominciò a sostituirsi al piacere. Sentendo che Zell si stava eccitando parecchio, Seifer cominciò a spingere sempre più energicamente, finchè entrambi vennero una seconda volta.
Sfinito Seifer cadde di fianco al compagno, gli cinse le spalle con il suo braccio destro e lo attirò a sé, desideroso di coccolarlo. Zell si strinse forte all’amico, poi si scostò un pochino da lui e lo baciò dolcemente sulle labbra.
-Come ti senti, Zell?-
-Benissimo, amore mio. Lo rifaremo ancora, vero?- chiese Zell, speranzoso.
-Tutte le volte che vorrai, piccolo mio.- rispose Seifer, passandogli una mano tra i capelli.
Rimasero un po’ in silenzio, poi Zell…
-Seifer, mi prometti che staremo sempre insieme?-
-Non ti sembra un po’ tanto, gallinaccio? Come credi che riuscirò a sopportarti per l’eternità?-
-Stupido.- gli disse Zell, e gli tirò una cuscinata in faccia.
-Scherzavo! Come potrei separarmi da te?
-Ti amo, Seifer.-
-Anch’io.-

-OWARI-

Allora, pupattoli? Vi è piaciuta? Come sempre, per commenti, critiche e quant’altro contattatemi al solito indirizzo: gianpoldix@aliceposta.it

P.S: Contenta, Bibi? Mi pare che sia abbastanza hentai. O no? Mandami una mail per dirmi che ne pensi, oppure telefonami!
Selphie Tilmitt

FINE