Avete presente il periodo paradisiaco che precede la scuola materna?
Ovvero i primi due anni dell’esistenza umana, liberi da ogni preoccupazione… ah, quelli sì che erano bei tempi!
Ad essere sincera, non è che mi ricordi granché di quell’ intervallo di tempo, ma devo essermela spassata alla grande! Hakuna Matata, tanto per intenderci!
E poi la catastrofe. Primo anno di scuola materna.
La vostra Bibi, o meglio una bambina mingherlina dai due codini biondi e dai grandi occhi verdi, si è avviata verso l’autodistruzione.
Seriamente parlando, è stato veramente un trauma per me: fatto sta che, da quella chiacchierona rompiscatole che ero, mi sono chiusa in me stessa. Sono diventata introversa e asociale.
Rifiutavo i rapporti con gli altri bambini, e non parlavo mai.
Ma nello stesso ero anche un diavoletto di pochi anni, egoista, maschiaccio e spericolata.
Ero diventata una vera peste. Chissà perché.
E così sono rimasta fino alle elementari. Inutile dire che i miei genitori non facevano altro che lamentarsi per lo stato pietoso in cui uscivo di casa: tanto per rendervi conto, non sapevo neanche che cosa fosse una spazzola.
Alle medie la situazione è cambiata radicalmente.
Inizialmente, nessuno mi sopportava, con un carattere così scontroso.
Poi, dai miei compagni maschi, ho sentito parlare di un programma televisivo molto popolare tra i ragazzini della mia età, ovvero Dragonball.
Ogni giorno, puntualmente, mi piazzavo davanti alla TV per non perdermi le puntate di quel cartone che sembrava fatto apposta per me.
Rimasi colpita dalla personalità dei guerrieri sayan, che sebbene fossero così aggressivi e violenti, in realtà combattevano per la libertà e la giustizia.
Così compresi che non era necessario comportarsi male con gli altri per farsi rispettare.
Non rimasi una ragazzina impossibile, ma mi aprii di più verso gli altri, diventando ben presto uno degli studenti più ammirati, rispettati (e temuti!) della scuola.
Con il passare del tempo, però, ho iniziato ad avere problemi per quanto riguardava la mia passione per Dragonball: ormai avevo dodici anni, non potevo più guardare i cartoni animati, altrimenti avrei rischiato di essere isolata dal gruppo delle mie amiche, che già morivano dietro a Beautiful.
Una tipa come me, che difende i suoi ideali anche a costo di morire, di sicuro avrebbe continuato a fare quello che stava facendo, senza preoccuparsi delle opinioni altrui.
E così feci. Ogni giorno, quasi per ribellarmi ad un mondo a cui sentivo di non appartenere, passavo ore a fare zapping con il telecomando per cercare tutti gli anime possibili.
E fu così che, un bel pomeriggio, mi imbattei nella prima puntata di One Piece.
La mia prima impressione?? Non avevo mai visto niente di più idiota e schifoso.
I personaggi avevano i corpi deformati: i piedi erano più lunghi del resto del corpo, i fianchi delle ragazze misuravano sì è no due centimetri, il protagonista era di gomma, i personaggi erano alti due metri… che demenzialità! Per non parlare della storia… ragazzini poco più grandi di me che andavano in giro con una bagnarola a fare i pirati… era in assoluto il più orribile cartone animato che avessi mai visto…
A scuola, i pochi coraggiosi che come me guardavano ancora i cartoni animati, non facevano altro che discutere sui membri della ciurma di Rubber, ovvero quel pagliaccio di gomma che uccideva i cattivi in quattro e quattr’otto.
E come se non bastasse, le mie poche amiche che ne sapevano qualcosa di cartoni animati sbavavano addosso a un certo Zoro, il quale sembrava aver rubato il primato a Leo Di Caprio nella classifica dei sex symbol.
Ormai morivo di curiosità… chi poteva mai essere questo Zoro?? E poi, io che ero la leader del partito degli otaku, dovevo assolutamente sapere di più su un personaggio così ardentemente desiderato dalle teenager!
Quanto ci si mette di mezzo il destino…!!
One Piece divenne il mio cartone animato preferito alla pari con il vecchio e adorato Dragonball, e dovetti addirittura ammettere davanti a tutte e due le sezioni di terza media che il famoso a spadaccino della ciurma (alto due metri, con i piedi più lunghi del resto del corpo eccetera)
Dato che sono una che non si accontenta mai di niente, non mi bastava guardarmi i cartoni animati alla televisione, ma volevo anche imparare a riportare su un foglio quelle scene che avrei tanto voluto vedere sul teleschermo.
Così affinai l’arte del disegno, frequentando anche un corso per fumettisti, e iniziai a relegarmi nel mio studio per ore e ore a scrivere storielle sui personaggi che preferivo di anime e manga.
Adesso sono ormai una veterana per quanto riguarda anime e manga.
Sebbene abbia già quattordici anni, ho conservato la mia parte bambina continuando a disegnare e a scrivere, e ne sono orgogliosissima.
One Piece ormai è la mia vera passione.
E sarei disposta ad ammetterlo davanti al mondo intero: W One Piece!
Bibi