Salve a tutti!
Non ho molta voglia di dilungarmi in inutili chiacchiere, oggi. Voglio solo
spendere un paio di paroline per presentarmi la mia fic. Si tratta di una
songfic: era da molto tempo che desideravo scriverne una, e ora ho trovato
la giusta melodia. Ho scelto la canzone “Per me è importante”
di Tiromancino. A dirsela tutta, non rientra nelle mie canzoni preferite,
ma ho trovato che le parole si adattassero perfettamente alla storia che avevo
in mente, quindi…beh, eccoci qua!
Adesso vi lascio leggere, altrimenti mi uccidete!
Selphie, the Angel of Darkness
P.S= “Yurusenai”, cioè il sottotitolo della mia fic, è una parola giapponese che sta a significare “Non ti dimenticherò” (non so cosa c’entri col resto del fic, ma mi piaceva e l’ho messa!).
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PER ME È IMPORTANTE
(Yurusenai)
Le incomprensioni sono
così strane,
sarebbe meglio evitarle sempre
per non rischiare di aver ragione,
ché la ragione non sempre serve.
Incomprensioni…quante! Tante, troppe per poter continuare, insieme, noi due. Spesso penso che sarebbe meglio evitare di litigare, evitare di scannarci per aver ragione, perché così facendo non dimostriamo nulla a nessuno, se non la nostra stupidità. Poi però mi rendo conto che ormai ci siamo troppo dentro. Andando avanti abbiamo perso quell’affiatamento che ci accompagnava i primi tempi della nostra storia, abbiamo finito per cadere nella monotonia della routine, e ora non facciamo altro che urlarci in faccia i nostri problemi, vomitarci addosso fiumi di parole e insulti, dicendo cose che spesso non pensiamo veramente. Ci viene spontaneo ferirci a vicenda. Due sciocchi immaturi che non hanno saputo abbattere gli ostacoli. E ad ogni litigio il mio cuore sanguina, perché dentro di me vorrei che tutto tornasse come prima, perché ti amo ancora, e non voglio vederti piangere, come stai facendo ora.
Domani invece devo
ripartire,
mi aspetta un altro viaggio.
E sembrerà come senza fine,
ma guarderò il paesaggio.
Ho deciso. Domani me ne andrò. Via, lontano da te, perché sono stanco di soffrire e, soprattutto, di farti soffrire. Standoti vicino non faccio altro che farti del male, Rei. Anche ora, te ne stai seduto sul divano e piangi, continui a versare lacrime, senza fermarti, ed è tutta colpa mia, del mio egoismo, della mia gelosia, del mio carattere difficile. Vorrei aiutarti, cancellare le pene che ti ho fatto patire, ma so che è impossibile, quindi per il mio e il tuo bene, partirò…un nuovo viaggio, una nuova parentesi della mia esistenza, ma tanto già so che sarà infelice e senza fine, perché tu non sarai vicino a me. E a quel punto non potrò far alto che guardare fuori dal finestrino di questo treno che corre che è la mia vita, e guardare il paesaggio, consumandomi nel rimpianto.
Sono lontano e mi torni
in mente,
ti immagino parlare con la gente...
Eccomi, sono sul bus che mi sta portando alla stazione. Non so dove andrò, probabilmente mi farò ospitare da Takao, poi mi troverò un posto dove stare. E intanto sono lontano, e mentre fisso il vuoto mi torni in mente, splendente come il sole estivo, bello come il cielo azzurro, e immagino come saranno le tue giornate senza di me…ti immagino parlare con la gente, sorridere al ragazzo che prenderà il mio posto nel tuo cuore, e so che non sarò con te.
Il mio pensiero vola
verso te,
per raggiungere le immagini
scolpite ormai nella coscienza
come indelebili emozioni che non posso più scordare
e il pensiero andrà a cercare
tutte le volte che ti sentirò distante
tutte le volte che ti vorrei parlare
per dirti ancora
che sei solo tu la cosa
che per me è importante...
E il mio pensiero è
con te, e tantissime immagini affollano la mia testa, icone della nostra perduta
felicità, rilievi scolpiti nel mio cuore, indelebili come graffiti
sui muri, un vortice di emozioni che vorrei poter rivivere, che non posso
dimenticare, che non voglio dimenticare, perché dimenticarle vorrebbe
dire dimenticarmi di te, e io questo non lo voglio proprio fare.
Ricordi che non voglio perdere, e che cercherò ogni volta che mi mancherai,
per poter rammentare quanto speciale sei e continuerai ad essere, e quanto
idiota sono stato io a prendere sottogamba la nostra storia; scatti, come
fotografie, che mi appariranno davanti agli occhi ogni volta che avrò
la tentazione di prendere il mano il telefono e chiamarti, per urlarti quello
che non ti ho mai detto apertamente, e che sento il bisogno disperato di farti
sapere…che sei la sola cosa che per me è importante.
Mi piace raccontarti
sempre
quello che mi succede,
le mie parole diventano nelle tue mani
forme nuove colorate,
note profonde mai ascoltate
di una musica sempre più dolce
o il suono di una sirena
perduta e lontana.
Sto ancora viaggiando
su questo pullman strapieno, quando all’improvviso mi sembra di vederti.
Solo una fugace apparizione, nulla di più. Ma mi basta a farmi pensare
di nuovo a noi. A come mi piaceva arrivare a casa, al pomeriggio, dopo la
scuola, e trovarti sul divano. Poi mi sedevo accanto a te e ti raccontavo
sempre la mia giornata, tutto quello che mi succedeva. E tu mi ascoltavi,
e riuscivi sempre a dare nuova forma ai miei discorsi, riuscivi a trovare
il lato positivo di ogni cosa, mi infondevi coraggio, sussurravi piano tante
parole affettuose, che alle mie orecchie suonavano come note soavi di una
dolce musica, sempre nuova, sempre diversa, così chiara eppure così
lontana da sembrare dispersa nel vuoto.
Sospiro e chiudo gli occhi, consapevole che sono solo ricordi, che la realtà
è ben diversa, e che per quanto il mio cuore continui a serbare in
lui una stilla di speranza, quei momenti meravigliosi non torneranno mai più.
Mi sembrerà
di viaggiare io e te
con la stessa valigia in due
dividendo tutto sempre.
Normalmente...
Stanco, il mio sguardo
si posa sulla mia mano, e un particolare mi salta agli occhi: porto ancora
al dito la fede che mi regalasti tre mesi fa, per il mio compleanno, quel
semplice anello d’oro, con incise le nostre iniziali…così
mi viene da fare un pensiero stupido, che nonostante tutto mi fa sorridere:
sarà come averti sempre con me, anche se soltanto simbolicamente, come
se stessimo viaggiando in due su questo maledetto autobus che mi sta portando
via da te, pronti nuovamente a dividere gli avvenimenti belli e brutti che
ci riserverà la vita, come se nulla fosse mai cambiato.
Ed eccomi arrivato. Scendo, sono alla stazione. Il mio treno parte fra venti
minuti. Ti ho lasciato un bigliettino, dicendoti semplicemente che andava
da Takao, e ti chiedevo di non cercarmi e di dimenticarmi per sempre. Mi addentro
nell’edificio, mischiandomi alla gente, e arrivo al mio binario. Sto
per sedermi su una panchina, quando mi blocco a mezz’aria: vicino alla
biglietteria, col volto segnato da tante lacrime ed una buona dose di preoccupazione,
ci sei tu!
Il mio pensiero vola
verso te
per raggiungere le immagini
scolpite ormai nella coscienza
come indelebili emozioni
che non posso più scordare
e il pensiero andrà a cercare
tutte le volte che ti sentirò distante
tutte le volte che ti vorrei parlare
per dirti ancora
che sei solo tu la cosa
che per me è importante...
Questa volta non è
più un miraggio…vivo, reale, personificazione di ogni mio più
recondito desiderio, ci sei tu, che ti guardi attorno senza sosta, mi cerchi
e non mi trovi, e poi mi scorgi. E allora non solo il mio pensiero, ma anche
il mio corpo vola verso di te. Ti accorgi di me, finalmente, e mi corri incontro,
mentre io cerco di raggiungerti, di arrivare a quella che non è più
solamente una proiezione di una mia fantasia, ma la pura realtà.
Ti fermi davanti a me, e senza dire una parola mi allunghi un manrovescio
talmente potente che mi fa piegare la testa di lato, e poi mi abbracci, nascondendo
il volto nell’incavo della mia spalla, e piangi come un bambino.
-Scemo! Sei solo uno scemo! Cosa credevi di risolvere, fuggendo?- singhiozzi.
-Hai ragione, sono un cretino! Sono stato uno scemo ad andarmene, solo per
scappare dai problemi. Ma vedi…mi sentivo così in colpa…non
facevamo altro che litigare, ultimamente, e io non volevo più farti
soffrire, perché mi fa troppo male, perché ti amo tanto, da
morire…- mormoro piano, stringendoti forte al cuore.
Non voglio più lasciarti andar via, basta, non voglio più sentirti
distante, non voglio più limitarmi a cercarti solo col pensiero. Io
ti voglio, voglio tutto di te, dal più grande dei pregi fino al peggior
difetto, perché sono queste cose che mi hanno fatto perdere la testa
per te.
-Rei…ricominciamo tutto, daccapo, lasciamoci alle spalle tutte le discussioni,
ripartiamo da zero…proviamoci ancora, ti prego...- supplico, con le
lacrime che premono per uscire, perché se mi dicessi di no potrei commettere
una pazzia, potrei buttarmi sotto un treno.
-Davvero vuoi ricominciare?- mi chiedi piano.
Non posso far altro che annuire.
-Kei…lo voglio anch’io, tanto quanto te, anzi, forse più
di te, perché nonostante tutto quello che abbiamo passato, ti amo ancora,
più di prima, quindi…torniamo a casa?-
Sì, sì, sì! Dieci, cento, mille volte sì! Ma non
voglio risponderti a parole, sarebbe banale, così ti do un bacio, bollente,
appassionato, che tu ricambi senza esitazioni…il nostro primo bacio
dopo mesi di incomprensioni.
-Rei…- bisbiglio, ponendo fine a quel bacio intossicante.
-Sì?-
-Ehm…è un pezzo che volevo dirtelo, e ora ne ho l’occasione…-
-Cosa, Kei?-
-Per me eri, sei, e sempre sarai la cosa più importante di tutte.-
OWARI